Realtà Vs. Teoria di
#1

#1 Alla ricerca di indicatori proattivi affidabili: ma davvero esistono?

di Mackenzie Wilson / Tavola rotonda con gli esperti al SafeConnection: prospettive a confronto

Da oltre 30 anni i professionisti della sicurezza sono alla ricerca di indicatori proattivi affidabili e si è sempre detto loro che osservare gli indicatori reattivi equivale a guidare in avanti servendosi solo dello specchietto retrovisore: è impossibile prevedere cosa ci potrà essere dietro l’angolo. Come mai in tutto questo tempo nessuno ha mai trovato indicatori predittivi attendibili? È possibile che non ne esistano affatto?

Nel corso di una tavola rotonda per discutere il tema al SafeConnection è emersa una conclusione sorprendente. A quanto pare, nessuno fra gli esperti è riuscito a fornire un solo esempio di azienda che avesse apportato un cambiamento significativo basato su un indicatore proattivo. Ormai sappiamo tutti che molte trasformazioni non sono altro che la conseguenza di passati disastri (Exxon, NASA ecc.). Tutti i relatori avevano i loro indicatori proattivi “preferiti”, ma i cambiamenti proattivi provocati da qualunque di questi indici era qualcosa di veramente difficile da trovare.


Alcuni indicatori erano diffusamente utilizzati tra i partecipanti, come ad es.:


• Rapporti di mancato incidente;
• Identificazione dei pericoli;
• Monitoraggio;
• Tecniche e mezzi di comunicazione adottati dai CEO;
• Sopralluoghi, audit e ispezioni;
• Suggerimenti da parte dei collaboratori;
• Valutazione del rischio;
• Breafing prima dell’inizio dei turni di lavoro;
• Incontri sulle unità Anticipare l’errore e Valuta il tuo stato, per coloro che hanno partecipato alla formazione SafeStart.

Alla domanda su ciò che effettivamente venisse fatto per prevenire gli infortuni, buona parte delle risposte erano pressoché identiche mentre altre erano anche molto diverse tra loro. Riassumiamo i tre punti in comune che riteniamo debbano essere presi in considerazione.

Comunicazione


Il dott. Anthony Panepinto (Direttore Senior dell’Ufficio HSE – Salute, Sicurezza e Ambiente – per Procter & Gamble) ha citato i briefing prima dei turni di lavoro, le verifiche ispettive o i verbali di mancato incidente. “Sono tutti elementi che contribuiscono a fornire un quadro d’insieme e a mantenere le persone focalizzate sul rischio”, spiegava “ma non credo che possano essere accorpati in uno strumento unico”.

Per David Bianco (Program Manager di SafeStart, Epiroc) gli indicatori proattivi più importanti sarebbero le conversazioni con le persone e “spiegare loro il concetto dell’osservazione diretta” cioè “il momento della verità, quando si passa dalla teoria alla pratica”. Questo punto di vista era condiviso dall’autore di SafeStart e moderatore al SafeConnection, Larry Wilson, che asseriva: “essere capaci di inquadrare bene la situazione, di interagire e parlare con i collaboratori è sicuramente l’indicatore proattivo più affidabile, ma è necessario avere una strategia di comunicazione decisa e attendibile”.

Il modo trovato da JLL India per rendere tutti i collaboratori dei veri protagonisti nella prevenzione degli infortuni è stato lo sviluppo di un’applicazione chiamata Don’t Walk By (espressione che significa affrontare il problema anziché tollerarlo). “Se noti comportamenti o situazioni potenzialmente pericolosi, inviaci una foto o un video: il materiale verrà immediatamente preso in considerazione”, ha spiegato la dott.ssa Praveena Dorathi, responsabile dell’Ufficio HSE. Affermava, inoltre, che l’azienda utilizza un sistema di verifica interna in grado di individuare il numero di segnalazioni fatte. Nel caso di una variazione percentuale importante o di segnalazioni recidive, si vanno a rivedere o modificare determinati processi all’interno delle procedure aziendali.

Essere capaci di inquadrare bene la situazione, di interagire e parlare con i collaboratori è sicuramente l’indicatore proattivo più affidabile, ma è necessario avere una strategia di comunicazione decisa e attendibile

Larry Wilson, Autore di SafeStart e Moderatore al SafeConnection.

Ovviamente, la formula migliore per la prevenzione degli infortuni non era uguale per tutti. Secondo il dott. Waddah Ghanem (Direttore Senior, membro del consiglio direttivo dell’Institute GCC in Medio Oriente), ciò che viene definito o meno un indicatore predittivo dipende dall’azienda e dal comparto. Ad esempio, i mancati incidenti sono indicatori proattivi molto comuni nel settore dell’oil and gas mentre nell’aviazione sono considerati indicatori reattivi. “Molti incidenti vengono definiti eventi rilevanti per la sicurezza e poi diventano indicatori reattivi”, e aggiungeva: “ma le cause profonde sono qualcosa di diverso; infatti, quando ne parliamo con i dirigenti senior, non riusciamo a definire la causalità tra le ragioni alla base del problema e gli incidenti che effettivamente accadono”.

Quando inizi davvero a focalizzarti sui lavoratori e metti in atto misure concrete, i motivi che li portano ad essere di fretta, frustati o stanchi sono gli indicatori proattivi su cui bisogna concentrarsi

Ed Stephens, Global HSE/SA Manager, ABB.

La pensava così anche Salman Abdulla (Vicepresidente Esecutivo di Emirates Global Aluminium): “La parola chiave è causalità. Osservare solo gli indicatori proattivi non ci permette di stabilire se stiamo andando o meno nella giusta direzione. Dobbiamo capire in che modo tali indicatori influiscano su quelli reattivi ”. Ha spiegato inoltre che nella sua azienda era stato avviato uno studio in cui sono stati analizzati tre tipi di formazione (comportamentale, sui sistemi e sulle attrezzature) per individuare quale fosse la causa più rilevante nella riduzione degli indicatori reattivi. Quella di tipo comportamentale è risultata l’unica ad averne un rapporto diretto. In tal senso, Ed Stephens (Global HSE/SA Manager, ABB) parlava di cause profonde. “Anche se disponi di tutti gli indici tradizionali, quando inizi davvero a focalizzarti sui lavoratori e metti in atto misure concrete, i motivi che li portano ad essere di fretta, frustati o stanchi sono gli indicatori proattivi su cui bisogna concentrarsi.”

Sicurezza e benessere


Molti dei relatori hanno convenuto che non sono gli indicatori in sé, bensì la loro qualità a contare davvero. E ciò ha una sua logica. Gli incontri organizzati dai referenti per la sicurezza con i lavoratori, di per sé, sono poco utili, a meno che sul luogo di lavoro non siano emerse conversazioni e osservazioni importanti. Teg Matthews (Vicepresidente di SafeStart), che conduce gruppi di discussione con i responsabili HSE, ha spiegato che quando si tratta di alcuni indicatori proattivi, come ad es. i briefing prima dell’inizio dei turni di lavoro, i manager riconoscono la loro importanza ma non sono convinti della loro validità. Quindi, si chiedeva, come possiamo garantire l’efficacia dei nostri indicatori proattivi?

“È una questione strutturale”, affermava Salman: “se la sicurezza e il benessere non vengono discussi contestualmente ai temi della produttività e della redditività, allora l’azienda potrà avere tutti gli indicatori proattivi che vorrà ma il loro impatto sarà minimo”. E aggiungeva che il primo segno rivelatore da osservare è il divario di potere tra “colui che comanda” ed i responsabili HSE. L’altro fattore di cui tenere conto, secondo lui, è il tasso di risoluzione dei problemi. “Il problema non sono gli audit, il numero delle non conformità o le lacune rilevate bensì la rapidità con cui l’azienda li risolve pienamente”.

Per Ahmed Khalil (Direttore EHS di Bahrain Petroleum Company) l’efficacia di qualsiasi KPI o indicatore proattivo dipende essenzialmente dall’azienda; tuttavia, è fondamentale che essa tenga conto sia delle procedure interne sia della sicurezza delle persone nella scelta di tali indicatori.

Se la sicurezza e il benessere non vengono discussi contestualmente ai temi della produttività e della redditività, allora l’azienda potrà avere tutti gli indicatori proattivi che vorrà ma il loro impatto sarà minimo

Salman Abdulla, Vicepresidente Esecutivo di Emirates Global Aluminum.

Per tutto questo, il coinvolgimento dei vertici aziendali è fondamentale. Abdulla Marzooqi (Specialista regionale indipendente HSE) dal Medio Oriente ha raccontato che durante la sua permanenza nel gruppo ADNOC ad Abu Dhabi l’azienda aveva coinvolto in un sopralluogo i manager di diversi uffici, tra cui quello delle risorse umane, quello finanziario e quello legale, invitandoli a parlare con i lavoratori e a verificare personalmente la tipologia di manutenzione o le modifiche eventualmente necessarie. “Sono problemi che si possono risolvere così, sul posto”.

Coinvolgimento del management aziendale


Arun Subramanian (Vicepresidente Aggiunto & Direttore HSE di Coromandel International Limited in India) riteneva che uno dei principali indicatori proattivi sia la trasparenza e l’impegno dei vertici aziendali. “Se il loro impegno è palese, molte misure possono essere attuate”. Tuttavia, riuscire a coinvolgere il top management è più facile a dirsi che a farsi.

“Una delle sfide più grandi”, affermava il dott. Waddah, “è che i professionisti dell’HSE non riescono a spiegare al management aziendale una cosa fondamentale, cioè che gli indicatori proattivi sono importanti in virtù della loro causalità. Bisognerebbe far capire che se questi indici predittori migliorano, lo stesso si potrà dire delle prestazioni; poiché serve del tempo perché ciò avvenga, è necessario un gesto di fiducia da parte dei dirigenti”. La dott.ssa Praveena aggiungeva che ai vertici aziendali andrebbero segnalate anche le potenziali conseguenze negative. “Qual è la cosa peggiore che possa succedere, in grado di attirare davvero la loro attenzione?”.

E metteva in luce un elemento importante: “Gli indicatori che hanno abbassato i tassi degli infortuni non sono necessariamente gli stessi che li terranno sui medesimi livelli né che li ridurranno ulteriormente. Ciò che abbiamo imparato è che dobbiamo spostare l’attenzione verso i vertici aziendali e cambiare il modo in cui viene pensata la sicurezza”. Detto questo, il passo successivo potrebbe essere quello di insegnare le Tecniche di Riduzione degli Errori Critici di SafeStart. In questo modo si potrà chiedere alle persone di valutare il loro stato fisico o emotivo su una scala da 0 a 10 e monitorarne i cambiamenti o i miglioramenti in termini di fretta, frustrazione, stanchezza ed eccesso di fiducia.

Era d’accordo anche Larry. “L’eccesso di fiducia sarebbe certamente un indicatore proattivo affidabile per evitare disastri: un denominatore comune. Ma se ciascuno compilasse regolarmente e in maniera corretta la scheda “Valuta il tuo stato” di SafeStart, potrebbe ottenere un indicatore predittivo: in altre parole, potrebbe non sapere con precisione quando, ma avrebbe la certezza dell’arrivo di una tempesta.

Quindi, cosa significa tutto questo?


Gli esperti sembravano suggerire che non esistono indicatori proattivi magici in grado di prevenire del tutto gli infortuni. Piuttosto ce ne sarebbero diversi che potrebbero funzionare per molte aziende, ma solo se utilizzati in maniera trasparente e con il coinvolgimento dei vertici aziendali. Inoltre, nel caso di indicatori quali l’identificazione dei pericoli e i mancati incidenti, è necessario che essi siano gestiti in modo efficace e tempestivo.

Un indicatore proattivo dovrebbe fornire all’azienda una fotografia sia delle sue buone pratiche consolidate ma anche delle sue problematicità, in modo che si possano intraprendere azioni correttive prima che si verifichino incidenti o infortuni. L’importante è riuscire a mettere insieme indicatori di prestazione di varia natura che portino il management aziendale ad agire verso un cambiamento positivo.


Concetti chiave

  • Per quanto le aziende cerchino una “formula magica” capace di fornire un unico indicatore proattivo per la prevenzione degli infortuni, la realtà è che ciò dipende da molti fattori, tra cui la comunicazione tra lavoratori, dirigenti e management; la sicurezza ed il benessere dei collaboratori nonché il coinvolgimento dei vertici aziendali nella ricerca delle soluzioni più efficaci.
  • Parlare con i collaboratori è uno dei migliori strumenti per la prevenzione degli infortuni. E dare loro l'opportunità di agire in modo proattivo, segnalando comportamenti o condizioni pericolose sul luogo di lavoro può essere la soluzione migliore rispetto alle regole stabilite "Top-Down", cioè senza la conoscenza approfondita di ciascuna mansione e dello stato delle strutture e attrezzature.
  • Analizzare la qualità della formazione offerta e le condizioni che maggiormente influiscono sulle prestazioni dei lavoratori è un modo per scoprire quali sono gli indicatori più efficaci nella prevenzione degli infortuni. Ciò che previene gli incidenti e infortuni non sono gli indicatori di per sé ma la loro qualità.
  • Sicurezza e benessere devono essere discussi contestualmente ai temi della produttività e della redditività.
  • L'efficacia di qualsiasi indicatore proattivo dipende dalle procedure di sicurezza e dalla sicurezza personale dei lavoratori.
  • Il coinvolgimento dei vertici aziendali è essenziale per l'attuazione delle procedure di sicurezza. Bisognerebbe far capire loro che se gli indicatori proattivi migliorano, miglioreranno anche le prestazioni.
  • Un indicatore proattivo dovrebbe fornire all’azienda una panoramica sia delle cose che funzionano che di quelle più problematiche, in modo che si possano intraprendere azioni correttive prima che si verifichino incidenti o infortuni.
¹ Tratto dalle tavole rotonde tenute al SafeConnection in America del Nord, Europa, Medio Oriente, India e Asia.
² Tutte le opinioni qui espresse rappresentano solo l'opinione dei relatori e non riflettono necessariamente il punto di vista di SafeStart e delle società citate.
³ Per ulteriori informazioni sulle tavole rotonde SafeConnection vai su https://uk.safestart.com/safeconnection/.

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