Lo schema stato-errore: come gli errori si trasformano in lesioni

L'uomo frustrato colpisce con i pugni sulla fotocopiatrice e ruggisce

È ovvio che gli errori dovrebbero essere evitati: costano tempo, costano denaro e sono la causa di lesioni e infortuni. Ma come si verificano esattamente questi errori involontari? Sono il risultato di una reazione a catena che inizia con l’instaurarsi di un certo stato mentale. Se vogliamo evitare in modo efficace l’errore umano, dobbiamo andare a ritroso, quindi alla genesi di questo fenomeno. Osservando lo schema stato-errore, l’aspetto decisivo è il momento in cui si riconosce il proprio stato fisico o emotivo ancora prima che si verifichi un rischio per la sicurezza.

Perché possono verificarsi lesioni gravi nonostante i rischi per la sicurezza siano bassi

Spesso le misure di sicurezza e di prevenzione degli infortuni si focalizzano su rischi evidenti. Ed è su questa base che si costruisce l’intera gestione della sicurezza aziendale, anche se la valutazione dei rischi nell’ottica delle linee guida INAIL tiene conto di come le diverse attività possano causare lesioni o altri danni alla salute di una persona. Eppure, gli approcci tradizionali e comportamentali nei confronti della sicurezza occupazionale trascurano il fattore umano. La persona si muove in un ambiente di lavoro presumibilmente sicuro. Ciò che viene ignorato è che nell’arco di una giornata ogni singolo dipendente si può trovare in determinati stati emotivi o fisici con conseguenti impatti significativi sullo schema stato-errore.

Nel contesto della sicurezza sul lavoro ciò significa che:

  1. Siamo in una condizione emotiva o fisica che ci rende più propensi a commettere errori. Ad esempio, siamo frustrati perché la nostra richiesta di ferie non è stata approvata e ora, invece che pensare al nostro compito, pensiamo che il nostro capo sia una persona “ingiusta” o che i nostri colleghi siano “egoisti”. Oppure abbiamo dormito male e, a causa della nostra stanchezza, abbiamo difficoltà a concentrarci e a eseguire correttamente i nostri compiti.
  2. Commettiamo un errore in genere perché non abbiamo né occhi né/o mente sul compito, siamo entrati in una zona pericolosa o perdiamo l’equilibrio, la trazione o la presa.
  3. Allo stesso tempo, sottovalutiamo le cause iniziali delle lesioni. Non importa se sono palesemente pericolose o trascurate per incuria. Il motivo è semplice: ci abituiamo.
  4. Situazioni che non sono di per sé pericolose diventano improvvisamente rischiose. Un cavo ben visibile può essere ancora lasciato in mezzo, qualcuno ci inciampa, cade e si frattura l’anca.

Lo schema stato-errore: guardare agli inizi della reazione a catena

La nostra ventennale esperienza nella sicurezza occupazionale dimostra che la maggior parte degli infortuni è autoinflitta. Nel 95% dei casi è causata da un errore involontario: facciamo qualcosa che non avremmo mai voluto fare. Nel momento cruciale, la nostra consapevolezza della sicurezza è limitata. Frustrazione, fretta, stanchezza ed eccesso di fiducia sono di solito la causa dell’errore involontario, come nelle seguenti situazioni:

  • Nonostante i numerosi lavori di riparazione, la fotocopiatrice continua a non funzionare, si chiude un po’ troppo velocemente il vassoio della carta che finisce per tagliarci.
  • Un camionista deve sbrigarsi ad arrivare in tempo dal cliente ed effettuare la consegna entro i termini. È allora che non tiene conto della presenza di un ramo che gli danneggia lo specchio laterale.
  • Un lavoratore è diretto ad una riunione, sbadiglia e istintivamente chiude gli occhi. In quel momento non riesce a vedere una porta a vetri chiusa davanti a sé e si frattura il naso.

Soprattutto con i tre stati fisici o emotivi di frustrazione, fretta e stanchezza è ancora possibile per noi rifletterci su e riuscire a riconoscerli. Più siamo frustrati, frettolosi o stanchi, più facile è identificare il nostro stato. L’eccesso di fiducia, tuttavia – che significa routine, abitudine e negligenza – può avere la meglio su di noi in qualsiasi momento senza che ce ne accorgiamo. Ed è proprio allora che commettiamo errori.

Gli errori possono verificarsi in qualsiasi momento

Gli esempi fatti riportano situazioni di relativa gravità, che possono anche rimanere senza conseguenze. Tuttavia, gli stessi infortuni possono avere anche conseguenze fatali. Se ci tagliamo, forse abbiamo bisogno solo di un cerotto, o forse la ferita richiede dei punti. L’autista del camion può non accorgersi di una deviazione o di un segnale di stop, ma può anche non accorgersi di un ciclista che cambia direzione, e l’impiegato può anche scivolare sulle scale, mentre sbadiglia, e subire una frattura spinale. Lo schema – cioè il fatto che una condizione emotiva o fisica aumenti notevolmente un rischio di sicurezza esistente – rimane sempre lo stesso.

Lo schema stato-errore è dappertutto

Questi esempi possono sembrare arbitrari, ma ciò non li rende meno realistici. Una cosa però è sicura: errori che portano a lesioni e infortuni possono verificarsi durante qualunque attività. Soprattutto quando di mezzo vi è una condizione come l’eccesso di fiducia.

Per sapere di più sull’eccesso di fiducia, ti consigliamo la lettura dell’articolo “Eccesso di fiducia: il killer silenzioso” scritto da Larry Wilson, fondatore di SafeStart. Scarica gratuitamente da qui:

 

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